Cà Shin: sui colli bolognesi per riappropriarsi del “mare di Bologna”

Ivan Poletti e i prodotti dell’orto di Cà Shin
C’erano una volta i colli bolognesi, assurti a fenomeno nazionale grazie ad una canzoncina del 1999 di un gruppo felsineo, dalla breve vita, che cantava: “Ma quanto è bello andare in giro per i colli bolognesi Se hai una Vespa Special che ti toglie i problemi”.I colli, il mare di Bologna, sono da sempre uno sfogo alla calura estiva ed erano popolati di locali ormai parte della storia: Ideal, Lumiera, Paderno, Capannina, La Stalla, Forte Jola, da protagonisti delle notte estive sulle colline attorno alla “Dotta” al nulla, tutti ormai chiusi da tempo e dimenticati.Ma non tutto è perduto e, grazie a questa balorda situazione che stiamo vivendo, ci si accorge quanto sia importante il recupero di certe tradizioni.E’ il caso di Cà Shin, una “cascina” alle porte della città in via Cavaioni 1, all’interno del conosciuto omonimo parco collinare bolognese, per troppo tempo in preda di balordi e brutte frequentazioni, ora riportato alla agibilità dei cittadini.
L’edificio principale di Cà Shin
«La cooperativa Le Ali si aggiudicò la gara d’appalto del Comune, proprietario dell’area, nel 2008 e lo gestirà fino al 2034 – spiega Patrizia Manferrari della cooperativa – Da lì c’è stata la rinascita del complesso: vi si svolgono molte attività, dai campi estivi per i bambini in inglese con insegnanti di madrelingua, pensati per quei piccoli che hanno passato il lockdown a casa, per dare loro un po’ di respiro, alle mostre d’arte di pittori locali per dare loro un’opportunità diversa da quella istituzionale di una galleria, ospitate gratuitamente. In passato Cà Shin viveva soprattutto d’estate e, d’inverno, il ristorante era aperto nel week end e in alcune serate speciali organizzate appositamente. Il nuovo corso vedrà raddoppiata l’attività e da subito sarà aperto dal giovedì sera alla domenica a pranzo, restando comunque a disposizione di gruppi ed aziende per tutti gli altri giorni della settimana».
La Veranda
Un eccellente recupero quindi ad opera dello chef Ivan Poletti, che assieme al maestro pasticcere Gianluca Leoni, animano la parte “gourmand”, in questa avventura di una struttura “fuori porta”.«La nostra collaborazione professionale risale a molto tempo addietro – spiega Ivan Poletti, classe ’79, modenese – e dal 2019 abbiamo deciso di buttarci in questa avventura, che è in linea con il nostro modo di intendere la cucina, che qui è perfettamente integrato con la filosofia della cooperativa».Nasce così un connubio che restituisce la fruibilità delle serate estive, e non solo, dei Colli, grazie alle due distinte strutture che operano, ma che servono cibo proveniente dalla stessa cucina, ma in due differenti modalità.
L’area all’aperto de La Casina
«Abbiamo il “ristornate” tradizionale che opera su tre luoghi fisici: veranda, orto teatro e angolo del forno. Qui proponiamo menu da ristorante, seduti e con un servizio in linea, mentre la “Casina” è più “easy”; qui si può gustare una sorta di street food, che può essere anche da asporto o delivery, ma sempre curato, con un packaging compostabile ma che ricalca la stessa qualità del ristorante – prosegue Poletti – oppure il momento aperitivo, grazie alla collaborazione con il bartender Denis Poli, che rivisita o inventa drink per noi: l’ Americashin, lo Spriz del Colli e il Cavaioni, ideati appositamente per la nuova location e tutti da provare. L’estate, nel grande giardino de La Casina, si potrà anche gustare un menù diverso più veloce, in “stile pic nic” per accompagnare i drink, come pollo fritto, arrosticini e i fantastici hambuger di Fassona».
Cà Shin non vuole essere il ristorante alla moda, ma un luogo in cui si mangia bene, scegliendo e cucinando con cura le materie prime e magari anche una composta fatta con le mele del parco. Oggi può ospitare (rispetto alla capienza ordinaria di 160 + 110 coperti)  70/80 e 45/55 rispettivamente in Ristorante e Casina, stando attentissimi alle norme sanitarie e con prenotazione obbligatoria per agevolare e pianificare il riempimento. Insomma un rinnovato vigore per i famosi colli bolognesi, e una ragione in più per visitarli.