Expedia: il volume delle prenotazioni è crollato del 90% tra aprile e giugno

La dimensione della crisi che il mondo del turismo sta vivendo è ben testimoniata dai dati del secondo trimestre dell’anno del gruppo Expedia. Numeri che parlano da soli, con il volume lordo delle prenotazioni registrato dalla Ota crollato del 90% rispetto allo stesso periodo del 2019, a quota 2,71 miliardi di dollari. La compagnia, rivela Bloomberg, ha decisamente accusato il colpo, con i ricavi che si sono fermati a 566 milioni: un livello che non è solo il più basso dell’ultima decade ma che si situa anche ben al di sotto delle aspettative già pessimiste degli analisti di Wall Street, la cui stima si era assestata attorno ai 680 milioni. Sotto le previsioni anche i margini operativi lordi (ebitda), precipitati a -436 milioni di dollari, rispetto al prospettato rosso da 288 milioni.
“Il  periodo che va da aprile a giugno 2020 è stato probabilmente il peggior trimestre della storia moderna del turismo e noi non siamo stati certamente risparmiati da tale situazione”, ha commentato senza mezzi termini il ceo di Expedia, Peter Kern. Questi ha tuttavia anche sottolineato che, dopo aver raggiunto il punto più basso ad aprile, la compagnia ha visto il volume di prenotazioni risalire lentamente la china, mentre il numero di cancellazioni si è ridotto sensibilmente.
A trainare il seppur flebile trend di ripresa del gruppo, sarebbe stato soprattutto Vrbo, la divisione di affitti vacanze del gruppo, da noi precedentemente conosciuta con il marchio Homeaway. Il lieve rimbalzo ha inoltre riguardato più le destinazioni Usa che quelle europee.
Expedia stava peraltro già incontrando parecchie difficoltà prima che esplodesse l’emergenza Covid, a causa sia dell’emergere prepotente della concorrenza di start-up come Airbnb, sia delle nuove policy pubblicitarie di Google. Un contesto critico, che aveva già spinto il consiglio di amministrazione ad allontanare il predecessore di Kern nella carica di ceo alla fine del 2019, nonché a tagliare 3 mila posti di lavoro a febbraio. Ma l’emergenza sanitaria ha naturalmente esacerbato la situazione, acuendo le criticità della compagnia. La crisi Covid non ha tuttavia  risparmiato neppure gli altri protagonisti del mercato online dei viaggi. A partire da Tripadvisor e Airbnb, entrambi costretti a tagliare un quarto circa della propria forza lavoro, mentre anche Booking Holdings si è dovuta risolvere a chiedere aiuti di Stato per sostenere le proprie attività.